Beware: post noioso ma alla fine si parla di Berlusconi quindi puoi leggerlo


Ho tre minuti per parlare di un fenomeno – diciamo fenomeno – che temo continui a manifestarsi, confermandosi ad ogni occasione. Non è detto che non lo si sia già registrato e scritto da qualche parte, e che il tutto abbia già un valore scientifico. In caso, è fatta espressa richiesta di fingere che non esista. E veniamo. Temo – e per temo si intenda “credo” ma suona meglio – esistano degli eventi che “sedimentano” nella coscienza popolare più d’altri, capaci di trasfigurare un sentire comune noto e confermato, o di imporsi come credenza a prescindere dal livello intellettuale, cognitivo-od-altro di chi ne viene a conoscenza. In qualsiasi modo. E spiego.

Ci sono eventi della vita pubblica che i cittadini più informati acquisiscono come “dati”, in maniera non troppo dissimile da altri ancora. La differenza è che alcuni di questi – a nostro avviso – riescono a penetrare le – altrimenti impermeabili – credenze della porzione di cittadinanza meno accorta, meno avvezza all’informazione e alla rielaborazione dei fatti, imponendosi come eventi sostanziali e definitivi, quasi “per antonomasia“. Si voglia per la sproporzione del racconto, o per l’immagine che di loro viene poi riprodotta massivamente, ma riescono a tenersi vivi nella memoria collettiva più d’altri, e a estinguere le possibilità di “cancellazione del dato” da parte dei protagonisti.

Esempio. La casa di Scajola, le frasi “A sua insaputa”, “A mia insaputa”, “Come Scajola”, sono riuscite a valicare la contingenza giornalistica e l’appartenenza politica, imponendosi come episodio “fin troppo ridicolo”, a suo modo “epocale”, e tagliando fuori dalla vita pubblica e dalle cerchie mediatiche il protagonista negativo, l’ex ministro. Could be.

Lo stesso dicasi, venendo al recente, per il “Paese di merda” di Berlusconi: ripulita l’intercettazione dalle patine del dubbio e dell'”opportunità” del rendere pubbliche, a determinate motivazioni, discussioni private di questo genere, la frase – legittima, ma tale – è sembrata sedimentare – appunto – nella coscienza di larghe parti di cittadinanza, facendosi largo nell’agenda dei meno avvertiti, diffondendosi come credenza “metropolitana” fino a valicare i confini nazionali, e a portare quasi tutte – quasi tutte – le testate straniere a scriverne, spesso in prima pagina (non è neppure un caso che all’estero, in giro, se ne parli e venga spesso chiesto a connazionali. Chiedere – se non ci si fida di chi vi scrive – a chi vive lontano dall’Italia e abbia un minimo d’interazione con degli esseri viventi). Il senso è questo, a prova di idiota: succedono cose che anche chi ignora arriva a conoscere, e portare nel proprio bagaglio sociale-culturale, manifestandole e diffondendone gli effetti. Due punti.

Stessa cosa, ancora, per lo sventurato “Trotatributato da Bossi al figlio Renzo, o ancora per la figura da “rossa del presidente ” incarnata dalla Brambilla – probabilmente alle prese col difficile passaggio a “amica degli animali” che cerca di imporre, come fosse ministro di fattoria e casearia. Perché – sempre “probabilmente” – maniera per smagnetizzare, smaliziare il personaggio.

Adesso: lo stesso, restando all’attualità, dovrà non valere per Penati. Troppo lontano dalla “notorietà politica”, soprattutto coinvolto in una sottotraccia già nota alla porzione di popolazione presa in esame: la corruzione, a tutti i livelli e trasversale. Condotte note e già foriere delle diverse ondate “antipolitiche” fin qui conosciute, o ancora fenomeno noto agli elettori da – praticamente – sempre. Nessun elemento di nuovo conio, quindi, e episodio che si inscrive nell’area del “ruba ruba” indistinto, salvando – in qualche modo – l’immagine del già-nella-merda Pd e del tutto-sommato-sconosciuto ex presidente della Provincia di Milano.

Il senso è, anche: Berlusconi conosce bene questi meccanismi, è a quelli che ricorre sin dal primo videomessaggio del ’94. Da una parte, dunque, bisogna registrare il contenuto della telefonata a Lavitola: cosciente di essere intercettato, il presidente del Consiglio fa ricorso ad uno dei temi di maggior “sedimentazione”, difficili da rimuovere e perciò ottimo perno dal quale muovere una difesa d’ufficio: “Tutti sanno che scopo”, “Di me possono dire che scopo“, evento che si diffonde ad ogni altezza, in maniera uniforme, detonando qualsiasi altra ombra sulle sue condotte – politiche, private, pubbliche, imprenditoriali. Dall’altra, però, e solo per un attimo, da segnalare il tilt del sistema: nel voler promuovere, per l’ennesima volta, la figura di sé come “perseguitato politico”, Berlusconi usa la locuzione “Paese di merda“. Ignorando il fatto che la cosa sarebbe poi entrata (e travisata), come “scopare” o “meno tasse per tutti”, nell’immaginario collettivo. Mondiale.

Il “meno tasse” – per dire – da sempre uno dei più forti, fa da lapide al suo momento politico, pensando ai sondaggi: mai così in basso, mai come oggi costretto ad adombrare ipotesi di nuove e più forti pressioni fiscali, malgrado i cuori grondanti sangue. È rivedere le strategie comunicative di vent’anni. E accorgersi che governare e vendere sono diversi.

Poi c’è gente che scrive cose tipo “passeresti ancora ore a pettinarmi le vene parlandomi d’amore e di metadone. In televisione niente di speciale, dal naso colano le sere corrono verso l’ospedale maggiore e un pò di carta stagnola per addobbare a festa questa stanza di merda” ma io chi cazzo sono? Chi cazzo sono?

Photo via TheChive

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Se vi serve un titolo serio è “La sedimentazione degli eventi politici nei processi cognitivi” . Giao.

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