Come risultare seo friendly eppure smart citando il morto del mese


Volendo fare un po’ di moto, e citare il nome “Steve Jobs”, seguiranno riferimenti alla cazzo che cercheranno di tenere insieme – e in due parole – cose che probabilmente non c’entrano nulla fra loro. Così per darsi un tono e aggiornare rss.

Abbiamo il noto defunto* e una tesi in voga (giornali, siti, blog, leader d’opinione sui social network): Jobs è l’uomo che ci ha cambiato la vita, o quanto meno semplificata. Che è un’affermazione che vogliamo qui contestare, partendo da un “siete proprio sicuri, no? D’accordo”. Diciamo: basta l’intuizione di un singolo a cambiare le nostre esistenze? Volete dirmi che un paio di New Balance reggevano chi ci permette di sfogliare il Flipboard a letto? Proprio sicuri che si possa indicare un solo uomo come portatore d’innovazione per un’intera società, tanto da considerarlo “padre del futuro”? E “babbo” non suonava meglio?

No. Perché abbiamo deciso di leggerlo con un un occhio “strutturalista”* e l’altro mezzo cisposo. Dal punto di vista dell’antropologia strutturale,* in linea di massima, l’introduzione di innovazioni tecniche, di “facilitatori”, sarebbe da attribuire a uno schema inconscio comune a tutti gli uomini, in maniera indistinta: delle “categorie universali” in grado di suggerire idee che si estrinsecano, concretizzandosi, nel momento in cui il cambiamento si rende necessario o auspicabile – una sopravvivenza più agevole, la competizione, la lotta per l’esistenza, la lettura di Camillo.* Come dire – per esempio – che l’invenzione della ruota non sarebbe da attribuirsi precisamente al genio del singolo ma approssimazione alla quale gruppi di uomini, lontani tra loro, sono arrivati in base a schemi concettuali del tutto simili.

Ora: la prospettiva è scivolosa e implica parecchi cazzi, da lì ci si potrebbe addirittura muovere la difesa – non so, per dire – di una Samsung tacciata di plagio* perché produttrice di strumenti effettivamente simili a quelli Apple: aziende che, assecondando l’evoluzione delle “gestualità” quotidiane, arrivano a concepire supporti simili in modalità simili, come un apparecchio “touch” grande come un quaderno o un telefono. Intuizione da concretizzare, presto o tardi. E mai autografe – tanto da ritrovarle nell’Odissea nello spazio di Kubrick.*

Ma non è questo il punto, né l’aspirazione del post – cioè, chissene. Il punto è, detto tutto: è morto un Ceo, un imprenditore, una brava persona o un’oscura entità malvagia – citofonare Foxconn.* Che non può, da solo, incarnare il futuro, né essere simbolo dell’innovazione: ne è stato un interprete. Uno dei tanti. Magari quello con l’ufficio stampa migliore.

Poi è ovvio, questo post è stato scritto perché Marcel Mauss è parecchio seo friendly. Ecco. Finito. Ciao.

Image by Jacques Maes.

2 Comments

    • Ha capito una cosa. Anni ’80: logo multicolor. 2000: logo metallizzato.

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