Uno che è riuscito a parlare al suo funerale

Credevo fosse arrivato il momento di fare fondo ad anni di LUI per poter mettere in parole, finalmente, cosa si provasse. Giù, una sequenza di aneddoti infantili e adolescenziali che avrebbero tracciato una parabola relativa dell’atterraggio dell’uomo che ha rapito la storia e le nostre vite, il senso del popolo per i suoi media e la corruzione del senso comune. Temo – tuttavia – di poter prorogare l’imbarazzo del blocco-da-target-raggiunto. Per ora. E scrivere un paio di cose come mi sono venute. Su ieri.

Video, amareggiato e un po’ confuso, recitato dal vivo – rispetto all’originale del ’94, senza montaggi e primipiani, la cadenza grave e l’incedere storico che ha contraddistinto gli esordi. Confesso che non mi sarei immaginato – ormai – di provare ancora del sincero stupore per un personaggio del tipo, effettivamente brillante ma davvero devastato dall’età e da un’esistenza logorante, che gli ha fatto perdere ogni legame con la vita terrena – attenzione, non lo si sta emendando. E lui è pressoché morto. Eppure il video, sebbene raffazzonato e emblematico dello stato d’assedio, ha la sua pazzesca genialità.

E sta tutta qui: giornali, siti, blog e tv – ossia Mentana – stanno celebrando in queste ore le esequie del Berlusconi politico, il sipario su un’epoca irripetibile e drammatica, col sentire un po’ orgoglioso di chi un giorno potrà raccontare di aver fatto la storia – e già mi immagino i blogger raccontare ai nipoti di quando si iscrissero su WordPress col fazzoletto annodato attorno al collo ma non è questo il punto. I media – intendevo – stanno raccontando in modalità amarcord questo “ventennio”, forse enfatizzandone i caratteri più immediatamente “somatizzabili”. Le gaffe, le istantanee storiche, la passione per la figa, al guasconeria. L’uomo e la volontà di potenza, più o meno. Ecco.

LUI, l’uomo, col video di ieri ne ha seguito la scia, facendosi egli stesso portatore del piglio “revival”, facendone promozione gratuita, un grande ritratto – alla fine – agiografico capace di lasciare nello spettatore la sensazione dello smarrimento, del vuoto incolmabile. Quel vuoto, ieri, col video, l’uomo non ha voluto riempirlo. Ma sottoporlo al pubblico, dimostrare che davvero potrebbe essere finita – l’irreparabile. Perfino facendosi autore dell’orazione funebre. “L’Italia è il Paese che amo”. Dicesti.

La suggestione che lascia è il “non può lasciarci”. Ed è l’unica a poter funzionare adesso: uscire di scena, commemorandosi, facendo intendere che senza di lui, senza la sua impareggiabile presenza, non c’è futuro. Una sicurezza – e sono pronto a giurare sull’efficacia della trovata. Non lo si può immaginare. Non ci si può immaginare. Che è quello che pensiamo tutti.

E allora celebrarsi, con la piazza che lo acclama prima dell’ingresso – l’ultimo – a palazzo Chigi. E poi col funerale. Autoinvitandosi, sedendo al posto d’onore, poi speach malinconico. Perché non c’è celebrazione più plateale e assolutoria del funerale. E non c’è resurrezione che non ne abbia conosciuto uno prima.

2 Comments

  1. Alle prossime elezioni sarà ancora il candidato del Pdl. (salvo eventuale dipartita fisica)
    Altro che morto, tutte le particolarità che gli hanno permesso di fare il bello e il cattivo tempo le ha ancora in mano tutte (soldi, monopolio televisivo, editoria, milan, D’Alemoni & Co.) e finchè le manette tintinnano lui si caga addosso e non molla.
    Ha lasciato per salvare le aziende ma poi tornerà per salvarsi il culo.

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