Fenomenologia di foto su La Padania (o “Gruppo di famiglia in prima pagina”)


Ci è andata male, ed è un vero peccato. Ci è andata male perché quella della foto in prima pagina col brindisi riparatore, sulla Padania, per la Padania poteva diventare tradizione. E per noi un piacevole rituale, un modo per dirsi buongiorno ma col sorriso buono – nostro e degli amici di sempre. Lì, impressi, attempati, in castigata tenuta domestica o con l’outfit da improvvisata alla domenica, litigiosi – perfino. Ma nostri, famiglia, il branco e il nido insieme.

Finalmente focolare col quale salutare il nuovo sole: una foto del Bossi, il Maroni e Rosy Mauro, e i Calderoli, Reguzzoni, Cota, Bricolo, e i bambini: tutti lì, un environnement che sa di mobili e formalina e spezie conosciute, delle mattonelle bianco sporco coi ghirigori azzurro e arancio che adesso, a pensarci, ti fanno tanto Wind. La cucina troppo unta, crucci e tormenti lontani. Rinascere col nuovo numero della Padania, sul tavolo, il nostro nuovo rituale, e il caffè Crastan.*

E non c’è divisione, in casa, a distogliere la nostra attenzione dal bicchiere un po’ piegato dell’Umberto, qui tenero quasi non riuscisse nella presa o negli equilibri, o volesse versarne il contenuto sulle punte delle Geox dello zio Bobo. E lui, Maroni, in centro-foto a celebrare – epifania – la successione in programma ma in transizione domata dalla Rosy, di fianco posta a tramandare la continuità col Cerchio, con lui, con l’Umberto. “Lo scazzo c’è, ma è qui seduto nell’angolo”. E a noi sta bene così, resti trama sottotraccia.

Gioia è vedere gli zii che fanno la pace, il timbro sulla guancia del bacio dato col sorriso del “Vabbé: diamocelo. Poi a casa risolviamo ma sai, i piccoli”: sospiro di sollievo. Alla presenza defilata del cugino che ti ha sempre dato l’impressione di essere un po’ scemo, per gradi, in continua ascesa. Ma lì, mimetizzato e rigido, sulla destra. Sul sofferente fisso, attitudini Grunge – dagli tempo, compragli Nevermind a 13 anni e poi pentitene. Lo chiamerai Cota.

Dell’altro, Calderoli, ricorderai la rapidità d’esecuzione nella burla, il pensarlo già grande, le Marlboro sul tavolo e sotto un accendino giallo fluorescente. La goliardata pronta e un po’ volgare, incapace di trame complesse e maschere di sorta. Ma non qui, in quella foto, dove sembra tradire un sorriso greve, grossolano, quasi irridente. E non te la conta giusta, e sai pure che Reguzzoni – occhi gonfi – non può aver detto ciò che ha detto sulla giacca verde foresta dell’Umberto: forse ha qualche problema, forse è geloso. Indaga.

È davvero un peccato che questa mattina La Padania non abbia pubblicato per la terza volta consecutiva la nostra foto. E chiamatelo pure freddo cerimoniale, ma quell’istante – in prima pagina – stava lì a ricordarci che una giornata, anche quando ci si crede irrimediabilmente soli, può restituirci il sogno del tepore domestico e al contempo la replica formale della gerarchia del tuo branco. Casa. E che ogni giorno, ogni giorno, siamo in lotta per la libertà, per la secessione dei nostri mille Nord.

Grazie, Padania.

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