Ho contato quante volte Stefano Folli ha scritto “Elezioni anticipate”

La tesi è piuttosto semplice: spesso il giornalismo italiano discetta sul nulla, talvolta imbeccato da fatue dichiarazioni politiche, talvolta per semplice gusto del ragionare, privo di collegamenti col reale e del tutto innocuo. Sono diversi a brillare nel settore, per immaginazione o peggio ancora per senso della ripetizione, che fa di alcuni argomenti “tormentone giornalistico”, anafora, tema di dibattito spendibile sulle poltrone “Floris”. È, in buona sostanza, come se specifici processi politici si aprissero, svolgessero e chiudessero tutti nella testa, nelle penne e nei corsivi di questi autori, per poi venire smentiti dall’attualità o—peggio ancora—dalla storia quando ormai è troppo tardi per bussare alle loro porte nel cuore della notte. Tirare a indovinare.

Abbiamo deciso quindi di contrappore alla retorica del vacuo simposio politicienne il sempre gagliardo giornalismo dei numeri, rappresentato—come da foto sopra allegata—dal più classico dei bloc-notes. Abbiamo contato quante volte la locuzione “elezioni anticipate” è stata utilizzata dal giornalista del Sole24Ore Stefano Folli* nei suoi articoli, quelli reperibili nell’archivio online della testata, e per il periodo 1 gennaio-12 novembre 2011—quando l’argomento del voto, con la nomina di Monti a senatore a vita, avrebbe acquisito definitivamente lo stesso peso specifico degli editoriali che davano la domenica in parrocchia col Giornalino* e che usavamo per farci le sigarette finte.

Il risultato: l’autore, tra i maggiori esponenti della specie giornalistica sopra rappresentata, nell’intervallo di tempo analizzato ha condito i propri pezzi con le parole in oggetto per 36 volte—e si badi, solo per i termini in studio nella nostra ricerca, che ha tralasciato volutamente combinazioni come “voto anticipato”, “elezioni in primavera”, “voto in primavera”, “ricorso alle urne”, “si vota a”, le partecipazioni a Otto e Mezzo.

E tra le 36, in rapida sequenza, alcune perle di visionaria premonizione politica e senso dell’attuale.

“Allo stato delle cose, non c’è un solo elemento concreto da cui dedurre che la paralisi politica avrà un esito diverso dalle elezioni anticipate” (Stefano Folli, 26 gennaio).
“È evidente che la legislatura è finita e che il Parlamento si avvia a una sostanziale paralisi. (…)  Anche la Lega, che pure sostiene l’alleato, si sta ponendo il problema del «dopo». Non è un tradimento, ma un atto di realismo. Che passa presto o tardi attraverso il voto anticipato” (Stefano Folli, 16 febbraio).
“È credibile che si vada avanti così ancora per due anni, fino al 2013? Due mesi fa, chi si augurava elezioni anticipate forse aveva visto giusto” (Stefano Folli, 31 marzo).
“Si scivola verso le elezioni anticipate (in autunno?)” (Stefano Folli, 14 giugno).
“Senza alcun dubbio stiamo marciando verso le elezioni anticipate nel 2012, perché è impensabile che il castello di carte regga più di qualche mese, forse di qualche settimana” (Stefano Folli, 14 ottobre).

Ovviamente ce ne rendiamo conto. Far rivivere spettri di errori di valutazione non è pratica carina, per un giornalista. Noi, d’altra parte, abbiamo fatto del condizionale un’estetica esistenziale, un modo di vivere la realtà, e siamo poca cosa. Per cui prima di farci assertivi, e dirci sicuri e «senza alcun dubbio» (Folli, 14 ottobre), preferiremmo crepare di botte malmenati da una squadraccia di fascistelli dei Parioli. Noi, che non siamo Folli, che non verghiamo la carta rosa del Sole, e che nel prossimo numero—è una promessa—sviscereremo per voi l’ossessivo eppure stuzzicante rapporto tra Vittorio Feltri e il sostantivo “bamba”.

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